L'ultimo concorso per comandante dei vigili
urbani di Fasano risale al 1947. Lo vinse Sante Latorre. Poi, quell'incarico
è stato sempre ricoperto per nomina.
A seguito della prematura morte del comandante Spalluto, il sindaco
Ammirabile aveva nominato, per ricoprire, a tempo determinato, anche
quell'incarico, il dott. Fernando Virgilio dirigente agli Affari Generali
e vice segretario generale. Tanto in attesa dell'espletamento del concorso
per comandante della Polizia Municipale, le cui procedure erano state
avviate. Ma come si ricorderà un ricorso ( del fratello dell’allor
sindaco), bloccò il tutto mentre i concorrenti erano già
seduti in aula per la prima prova scritta. Nelle settimane scorse circolava
voce sulla nomina di un nuovo comandante e che il concorso era stato
rinviato alle calende greche. Da qui la clamorosa presa di posizione
del dirigente Virgilio: la sua non è soltanto una protesta personale
ma anche un responsabile invito agli amministratori per rispettare la
legittimità degli atti e il contenimento della spesa pubblica,
ad evitare futuri maggiori disastri. Il dott. Virgilio, 43 anni, di
Monopoli, sposato, un figlio, laureato in giurisprudenza, ha conseguito
la specializzazione in scienza delle autonomie ed è abilitato
all'esercizio dell'attività forense. E' in servizio a Fasano,
quale vincitore di concorso, dal 1° luglio 2000. In precedenza era
stato comandante della Polizia Municipale a Santeramo in Colle e a Conversano.
Dott. Virgilio,
dimissioni fulminanti Come mai?
“Proprio fulminanti no. Non è stato il classico fulmine
a ciel sereno perché le avvisaglie di un certo mutamento del
clima, per rimanere in ambito meteorologico, c'erano già. Io
le avevo percepite. Francamente c'ero rimasto parecchio male perché
ho percepito un certo mutamento di opinioni da parte dei alcuni amministratori”.
Il clima mutato, quindi, è prettamente nell'ambito politico,
oppure all'interno della Polizia Municipale?
“ Credo proprio di poter dire molto trasparentemente che non vi
sono delle ragioni di merito professionale oppure riguardanti il servizio
per cui mi si possa addebitare qualche mancanza o qualche carenza di
attenzione o di diligenza. Almeno questa è la mia sensazione.
Credo piuttosto che vi siano delle motivazioni politico-programmatiche.
Credo anche che le scelte politico-programmatiche dell'Amministrazione
siano libere e, pertanto, sia assolutamente comprensibile che si voglia
mutare rotta. Però io sarei stato più sereno se questo
mutamento fosse avvenuto con maggiore rispetto per la mia persona e
per l'attività professionale che tuttora sto disimpegnando in
questo ufficio”.
Mettiamo i piedi nel piatto. C'è un politico o un gruppo politico
che non la sopporta?
“Credo di non potermi ritenere intollerante o insopportabile;
credo, anzi, di essere una persona abbastanza cordiale nei rapporti
istituzionali.
Tuttavia non posso fare a meno di notare che non sempre vi è
stata questa grande sintonia. Nonostante, apparentemente e all'esterno,
siano state dette, e io ne ho preso atto con un certo compiacimento,
espressioni di riconoscimenti e di merito per un certo tipo di lavoro
e di servizio che fin qui è stato svolto. Comunque io resto del
parere che fanno sempre piacere i complimenti, ma i complimenti sono
come i fiori: vanno annusati, non inghiottiti. Io penso che se vi fosse
stata una effettiva e forte volontà di continuità, questi
amministratori piuttosto che lodare me, avrebbero dovuto fare qualcosa
di più concreto per consolidare un certo tipo di situazione,
per migliorare le condizioni oggettive in cui viene effettuato un certo
tipo di servizio ed quindi operare per agevolare, per migliorare il
clima, per favorire una certa distensione, per dare dei riconoscimenti,
e per contribuire, inoltre, per quanto possibile ad un rasserenamento
delle relazioni interne, che sarebbe stato positivo nell'interesse del
servizio e della cittadinanza”.
Oltre ai fiori lei ha dovuto inghiottire anche qualche spina.
Qual è stata la spina più velenosa?
“La spina più triste da inghiottire è stata quella
per cui ho dovuto prendere atto del fatto che era iniziato il dopo-Virgilio
senza che io stesso me ne rendessi conto perché sono stato l'ultimo
a saperlo, o a capirlo. Eppure c'erano state delle anticipazioni, delle
voci che correvano, senza che io riuscissi a intuirne l'effettiva portata,
l'effettivo fondamento.
Ho cercato personalmente un chiarimento e non ho avuto la sensazione
che vi fosse particolare chiarezza sull'argomento. La qual cosa mi ha
rattristato ancora maggiormente, perché avrei voluto un atteggiamento
di maggiore vicinanza.
Non dico di supporto e di sostegno alla mia persona, ma anche di condivisione,
dal momento che proprio in questi giorni sono in corso alcune attività
lavorative, professionali, di programmazione dell'operatività
della Polizia Municipale.
E quindi proprio in questo momento sarebbe stato più opportuno
un maggiore sostegno per me piuttosto che, in qualche misura un indebolimento
della mia figura attraverso l'assunzione di iniziative, di trattative
oppure facendo circolare nomi oppure curricula o descrizioni addirittura
del mio successore”.
Il suo era un incarico a tempo determinato nelle more dell'espletamento
del concorso per il comandante della Polizia Municipale; era, pertanto,
prevedibile che dovesse essere rimosso. Perché una tale presa
di posizione?
“Avevo anche messo in preventivo, ma dico anche, l'eventualità
che questo tipo di rapporto, appunto perché a tempo determinato,
potesse risolversi con l'assunzione di altre iniziative da parte dell'Amministrazione.
Ciò non toglie che, nonostante il mio rapporto fosse a tempo
determinato e se vogliamo caratterizzato da una certa precarietà,
da una certa fragilità di durata, io ho profuso sempre il massimo
del mio impegno, il massimo delle energie professionali, perché
qui si potesse contare su una certa attività di direzione, di
coordinamento e anche di controllo del personale. Per cui mi sarei aspettato,
non dico riconoscenza, perché è una parola brutta, , però
una forma di attenzione, di rispetto.
Cioè, ci si sarebbe dovuti interrogare anche meglio sul “se”
è possibile fare certe cose, prima ancora di decidere come e
quando; sempre con una certa eleganza e con un certo rispetto per chi
è all'opera perché, e di questo ho provato a rendere consapevoli
tutti gli amministratori, vanno meglio approfonditi gli scenari futuri
relativamente alla possibilità legittima di perseguire certe
strade o altre”.
Lei ha presentato la lettera di dimissioni mercoledì
5 dicembre, ha avuto a tutt'oggi (l'intervista è stata realizzata
nella serata del 7 dicembre n.d.r.) qualche risposta?
“No. Nessuna risposta.
E comunque io non ho fatto una domanda di dimissioni, ma ho fatto una
comunicazione di dimissioni.
Cioè non ho chiesto di essere rimosso, ma ho comunicato di non
poter più operare serenamente per cui ho restituito l'incarico
dicendo che resterò al mio posto perché nel frattempo
si possa decidere serenamente a livello politico.
Non è tecnicamente necessario né che mi si dia una risposta,
né che si prenda atto delle mie dimissioni, trattandosi di un
atto mio, unilaterale”.
E i vigili urbani come hanno preso questa sua decisione?
“Io devo dire molto sinceramente che ho riscosso delle espressioni
di stima e di apprezzamento per il lavoro svolto dai miei collaboratori
e di questo sono molto contento, perché vuole dire che se pure
in questo anno e mezzo trascorso insieme ci siamo reciprocamente dati
qualche cosa e qualcuno ha percepito la mia volontà di contribuire
alla causa della Polizia Municipale e me ne ha espresso gradimento e
stima.
Sono contento di questo.
Ovviamente, come in tutti gli uffici pubblici, è inutile far
apparire questa un'isola paradisiaca, come in tutte le pubbliche amministrazioni,
ci sarà senz'altro anche all'interno della Polizia Municipale,
qualcuno a cui io non sono particolarmente simpatico. Ma credo che sia
un fatto assolutamente naturale.
Per quanto mi concerne, i miei collaboratori li ho sempre valutati tutti
degli ottimi collaboratori e delle persone meritevoli di attenzioni.
E a tutti, nessuno escluso mai, io ho provato a dare il massimo delle
mie attenzioni, delle mie capacità, del mio impegno, senza avere
alcuna riserva nei confronti di chicchessia”.
Il presunto successore è di Fasano? Si appartiene a un
ben individuato colore politico?
“No .Io da questo punto di vista credo che non stiamo parlando
di una persona fasanese. Ho questa sensazione.
E non so neppure quali possano essere i connotati politici o ideologici
di questa persona.
Mi auguro che si trovi bene a Fasano e che riesca a proseguire nell'attività
di direzione della Polizia Municipale di Fasano avendo il pieno sostegno
di tutti: della parte politica, ma anche della base della Polizia Municipale”.
Nel suo curriculum figurano due incarichi da comandante del
Corpo dei vigili urbani, a Santeramo e a Conversano. Le spiace, ora,
lasciare il comando della Polizia Municipale di Fasano?
“Prima ancora di essere stato comandante a Santeramo e a Conversano,
sono stato anche vigile urbano.
Agente di Polizia Municipale nel comune di Monopoli da cui è
iniziata la mia carriera lavorativa.
Quindi ho degli ottimi ricordi della Polizia Municipale anche perché
ad essa è legato l'inizio del mio rapporto di impiego nella pubblica
amministrazione.
Sì, un po' mi dispiace.
Francamente un po' mi rattrista, anche perché sono affezionato
alla divisa della Polizia Municipale”.