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Le cifre non hanno bisogno
di masturbatori del pensiero; esse parlano da sé; leggendole si
comprende che in Italia, nel popolo di sinistra, c'è una gran voglia
di ricominciare a far politica. Oltre tre milioni di cittadini sono andati
a votare alle primarie, desiderosi di veder nascere qualcosa di nuovo,
che meriti fiducia, che dia la carica per il futuro, che ridia dignità
e spessore alla stessa politica, il cui accesso non sarà più
riservato a una classe privilegiata, ma a tutti coloro che sapranno interpretare
le regole della democrazia.
Ora bisogna aprire il cantiere ed essere conseguenti nel costruire quello
che la gente vuole: un sistema democratico che funzioni che cancelli le
vecchie patologie e si avventuri, sia pure con prudenza, nel mare aperto
del confronto sulle scelte di fondo senza la zavorra di ideologie ormai
superate.
Ovviamente bisognerà evitare la tentazione della frammentazione
all'interno per non far rinascere il mostro della correntocrazia.La prova
popolare di domenica scorsa, dicevamo, ha superato ogni aspettativa. Soddisfazione
soprattutto in Puglia dove si è verificato un virtuoso crescendo
di partecipazione alle primarie: 85.000 votanti nel 2004 (la sfida tra
Boggia e Vendola, alla Regione); 185.000 nel 2005 (la scelta per Prodi
premier); 225.000 il 14 ottobre 2007 (per il Pd, affidato a Veltroni).
A Fasano c'è stata pure una sorprendente risposta, sia come partecipazione
che come qualità del voto. C'è stata la dimostrazione che
nulla può essere dato per scontato.
Infatti, il capolista di “Democratici con Veltroni”, Fabiano
Amati, consigliere comunale e segretario regionale della Margherita, ha
rischiato di essere raggiunto dall'altro candidato fasanese che capeggiava
la lista “Agricoltura e Società”, il socialista Dino
Petruzzi.
Socialista senza partito, perché lo Sdi, cui è iscritto,
si è chiuso nella torre eburnea della “Costituente”,
rifiutando ogni apertura. Ribadiamo che sarebbe stato opportuno, fermo
restando il progetto della Costituente, lanciare un ponte al Partito Democratico
facendo convergere i voti su un esponente socialista designato alla luce
del sole, con un puntuale documento regolarmente votato.
E invece molti socialisti, quasi di contrabbando, sono andati a votare
a titolo personale disperdendo i consensi fra le cinque liste regionali.
Significativa l'affermazione dei “Riformisti per Veltroni”,
l'unica lista in cui figurava la parola “socialisti”.
Franco Lisi |
Collegio 31
Monopoli, Fasano, Noci,
Alberobello, Locorotondo
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