LA
TAVOLA
DEI VALORI
Anche nell'ultima consultazione
elettorale, le amministrative di domenica 28 maggio, la destra ha registrato
una sconfitta. Molto evidente, per giunta. I sindaci dei capoluoghi di
provincia della Casa delle Libertà sono scesi dagli 11 del 2001
a 4, esclusi i cinque ballottaggi. Questro significa che quando l'elettore
è lasciato tranquillo nella sua scelta per chi deve governarlo,
che quando non c'è il frastuono dei mass media e la lusinga di
promesse allettanti, allora il cittadino sceglie per chi è veramente
più affidabile sul piano politico e amministrativo.
E l'affidabilità sta tutta a sinistra? Diciamo che a destra c'è
molta inaffidabilità. E' forse affidabile la “devolution”,
passata a colpi di maggioranza, nella legislatura appena conclusasi? E'
un pasticciaccio che non risponde né alla logica del federalismo
in senso completo, né a quella della divisione dei poteri. E' una
“incapriata” di fave forziste e cicorielle leghiste. Qualcosa
che deturpa la Costituzione, quella “Tavola dei valori” (la
definizione è del Presidente Napolitano) che fu promulgata il 27
dicembre 1947 da Enrico De Nicola, capo provvisorio dello Stato e, successivamente,
Presidente della nascente Repubblica Italiana.
Quella Costituzione, frutto della passione politica e dell'intelligenza
giuridica dell'Assemblea Costituente, oggi è in pericolo. Così
come sessant'anni fa l’Italia era in pericolo e il popolo la salvò
scegliendo la Repubblica; oggi è la Costituzione che va salvata.
Sarà ancora un referendum, ovvero il popolo sovrano, in prima persona,
a scegliere. I prossimi 25 e 26 giugno va detto no a quei 53 articoli
che di fatto stravolgono il senso della nostra Carta. Un no netto, senza
esitazioni, senza inutili dietrologie, senza lasciarsi suggestionare da
chi vuol confondere le acque con ipocrite proposte mediatrici e finti
dialoghi.
Franco Lisi |
FUORI PATTO
La Giunta decide di violare il patto di stabilità
avviando il Comune sulla strada del dissesto finanziario. La smania di
spandere e spendere. L’esempio di Taranto e la mesta fine della
forzista Rossana Di Bello. Il bluff della pulizia dei porti di Savelletri
e Torre Canne: fare la barba al ciuccio è sapone sprecato. Siamo
nell’anticamera della bancarotta. |