Chi l'ha detto che il Medioevo è finito? Forse altrove, non certo a Fasano.
Prendiamo la faccenda degli usi civici. In questi giorni, oltre mille fasanesi si sono visti recapitare una letterina su carta intestata dell'Amministrazione Comunale, ma firmata da una persona del tutto estranea alla struttura comunale, con la quale si chiede loro di “definire la pratica relativa agli usi civici”.
“E che vo' dì?”, si starà ancora chiedendo qualcuno dei destinatari. Presto detto. Gli usi civici erano diritti previsti dall'ordinamento feudale: gli abitanti di un certo feudo, di un territorio cioè che veniva dato in beneficio a un feudatario, per poter sopravvivere, pascolavano gli animali, raccoglievano legna, funghi e altri prodotti del bosco, prelevavano acqua su terreni, sui quali il barone (o il vescovo) esercitava il cosiddetto dominio eminente, ma non il dominio utile. In altre parole, quei terreni nominalmente erano di proprietà del feudatario, ma di fatto appartenevano alla comunità (o università, come si diceva allora).
Poi, come si sa, il medioevo finì e iniziò la modernità. Una delle prime iniziative che prese la nascente borghesia fu quella di appropriarsi di quelle terre comuni e di suddividersele, sotto lo sguardo compiacente dei nuovi governanti.
Infine, e siamo agli inizi dell'Ottocento, Gioacchino Murat abolì ufficialmente la feudalità, le sue leggi e i suoi usi, in tutto il Mezzogiorno.
Risultato: di quelle terre comuni, o usi civici, non rimase più nessuna traccia e i nuovi proprietari potettero godersi o commerciare o lasciare in eredità quelle terre a loro piacimento.
Per la serie: chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto.
* * *
Ma, evidentemente, come nel famoso film in cui Totò si dispera alla notizia della morte di Nerone, perché nessuno gli aveva detto niente, allo stesso modo alla Giunta di centrodestra nessuno deve aver spiegato che il tempo dei castelli e dei cavalieri, delle fate e delle streghe, dei baroni e delle crociate, è ormai irrimediabilmente finito.
Ed ecco che Ammirabile, mentre con una mano promette l'abolizione dell'ici sulla prima casa, con l'altra mano chiede a più di mille suoi concittadini di pagare al Comune il fitto per il terreno sul quale quella casa sorge, minacciando in mancanza di impossessarsi dell'intera casa.
Insomma, se Marx ha definito la nascita della proprietà privata moderna come una forma di rapina, il nostro Sindaco ha indossato i panni di Robin Hood e ha deciso di vendicare quella rapina, facendo girare all'indietro la ruota della storia.
Sarà interessante, a questo punto, vedere se anche lo Zoo Safari sarà acquisito al patrimonio comunale, considerato che l'intera struttura sorge su terre comuni di cui nel '600 si appropriarono gli antenati della famiglia Colucci.
* * *
C'è solo un piccolo particolare in questa surreale vicenda, che ci lascia un po' perplessi. Ed è questo. Il ricavato di questa ennesima “taglia”, che i cittadini di Fasano saranno costretti a pagare, solo in parte tornerà a vantaggio della collettività.
Per un'altra, e niente affatto trascurabile parte, pari a circa il 40% di questa lotteria miliardaria, il beneficiario sarà un privato, e precisamente la società di Monopoli alla quale è stato dato in appalto questo ennesimo business.
Quella società che, usando dell'autorità e delle sedi del Comune, ha avuto la brillante idea di chiamare in una volta, nella stessa mattinata, ben 600 cittadini fasanesi tutti insieme, quasi avesse a che fare non con persone ma con un branco di pecore.
A questo punto nasce un problema: chi glielo dice ad Ammirabile, il quale ormai è entrato in pieno nel ruolo, che ha indossato l'abito sbagliato, e che deve togliersi la verde casacca dell'arciere di Sherwood per assumere invece i neri panni del feroce Sceriffo di Nottingham? Per fortuna l'anno prossimo si vota: speriamo che per quella data Riccardo cuor di leone, di ritorno dalla crociata in Terra Santa, non si dimentichi di passare da Fasano per riportare, anche da noi, ordine e giustizia.